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Cooperazione economica

 

Cooperazione economica

IL QUADRO MACROECONOMICO

 

Il Vietnam, con una popolazione di oltre 94 milioni di abitanti ed un’economia che ha registrato negli ultimi decenni una sostenuta crescita, rappresenta ormai uno dei Paesi emergenti del Sud Est asiatico tra i più dinamici e promettenti sullo scenario regionale e globale.
Il processo di riforme economiche lanciato nel 1986 (“doi moi” o “rinnovamento”) e l’adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2007 hanno avviato una progressiva liberalizzazione e apertura dell’economia al commercio internazionale, stimolando una crescita sostenuta e costante, che ha raggiunto, nel primo decennio degli anni 2000, una media del 7%. Il Vietnam è così entrato nel 2010 nella categoria dei paesi a medio reddito, ponendosi l’obiettivo di diventare un paese industrializzato entro il 2020.
Nel 2016 il PIL ha registrato un aumento del 6,2%, comunque contenuto - rispetto alle previsioni più ambiziose del 6,5% - per effetto dei fenomeni di siccitá e di intrusione salina nel delta del Mekong, cui il Paese é severamente esposto. A trainare la crescita del Paese hanno contribuito in particolare l’espansione del comparto manifatturiero (+7,6%), la domanda interna - sostenuta dall’occupazione generata dagli IDE - e il turismo, grazie a un afflusso record di 10 milioni di visitatori nel 2016. Per il 2017 sono stati fissati significativi obiettivi macroeconomici quali: PIL +6.7% (le previsioni del FMI e della BM si attestano rispettivamente al 6,2 e al 6,3 %); IPC +4%; rapporto deficit/PIL al 3.9%.

 

IL BUSINESS ENVIRONMENT


Il quadro legale, tradizionalmente incentrato sull’attrazione di IDE e perfezionato con le misure varate tra il 2014 e il 2015 (in materia di semplificazione amministrativa, diritto d’impresa, investimenti, mercato immobiliare, Public-Private Partnership, revisione della soglia massima di capitale straniero per le aziende quotate in borsa) mantiene un vantaggioso sistema di incentivi e agevolazioni fiscali e conferma l’impegno delle autorita’ in direzione di un sempre piu’ effettivo level playing field tra imprese private e aziende di Stato.
La corporate income tax é stata ridotta dal 1° gennaio 2016 dal 22 al 20% e mirati incentivi sono previsti per settori specifici e aree con particolari caratteristiche (zone high-tech, economiche, aree dalle condizioni socio-economiche complesse).
I dati dei flussi di capitale straniero, che nel 2016 si sono mantenuti consistenti, confermano l’attrattività del Paese per gli investitori stranieri: nel 2016 i capitali stranieri in entrata sarebbero stati pari a 15.8 miliardi di dollari (+ 9% rispetto al 2015) per 2.556 nuovi progetti. Considerando anche gli aumenti di capitale per 1.225 progetti che avevano ottenuto la licenza nel 2015, gli impegni assunti per IDE ammonterebbero a quasi 21 miliardi di dollari.

 

GLI ACCORDI COMMERCIALI


La partecipazione del Vietnam ad una fitta rete di accordi di libero scambio offre alle aziende operanti nel Paese vantaggi comparati in termini di riduzioni tariffarie nell’esportazione dei propri prodotti, in particolare nei mercati regionali.
Il Vietnam è membro dell’ASEAN dal 1995 e del WTO dal 2007. Il 15 dicembre 2015 e il 23 gennaio 2017, ha recepito rispettivamente il Protocollo sul Trade Facilitation Agreement e quello che modifica l’Accordo TRIPS.
Il formale stabilimento dell’ASEAN Economic Community, a partire dal 1 gennaio 2016, rappresenta per il Paese il completamento di una fase importante del processo di integrazione con le economie dell’area, che integra il sistema di agevolazioni giàpreviste nell’area di libero scambio (con asimmetrie tariffarie che assicurano ai prodotti vietnamiti un trattamento preferenziale), mentre é in corso di negoziazione il completamento della Regional Comprehensive Economic Partnership – RCEP, che integrerà in una cornice unica gli accordi ASEAN con Cina, Corea, Giappone, India, Australia e Nuova Zelanda, costituendo un network pari alla metà della popolazione globale e a 1/3 del PIL mondiale.
Nel 2015 il Vietnam ha chiuso i negoziati di FTAs con partners che compongono il 65% del PIL mondiale: Corea, Unione Euroasiatica, Unione Europea e Trans Pacific Partnership.
I negoziati dell’FTA con l’Unione Europea si sono conclusi il 2 dicembre 2015. Il testo é attualmente oggetto di revisione da parte degli esperti giuristi delle due parti. Gli elementi più qualificanti dell’accordo riguardano la liberalizzazione tariffaria al 99% (con condizioni particolarmente interessanti per le aziende europee nei settori degli alcolici, automotive, macchinari, pellame e arredamento); tutela della proprietà intellettuale e delle indicazioni geografiche; predisposizione di un set di misure tese a offrire alle aziende europee un level playing field per le esportazioni e gli investimenti (previsioni NTB, consistente ventaglio di settori aperto alle imprese UE nel campo dei servizi, investimenti, appalti, disciplina dei sussidi delle Imprese di Stato).
Il 6 ottobre 2015 é stato firmato l’Accordo con i Paesi della Trans-Pacific Partnership (TPP: Stati Uniti, Canada, Messico, Cile, Perù, Australia, Nuova Zelanda Giappone, Singapore Malesia e Brunei). L’annuncio del ritiro degli Stati Uniti dalla Trans Pacific Partnership comporta per il Vietnam un notevole ridimensionamento delle previsioni di espansione formulate in connessione con l’entrata in vigore dell’Accordo. La riflessione di queste Autorità circa gli effettivi benefici di una partecipazione a un TPP “11 way Pact” e i contatti con l’amministrazione americana per un’eventuale rivisitazione dell’accordo sono tuttora in corso.

 

LA BILANCIA COMMERCIALE


Nel 2016 l’economia vietnamita ha registrato il primo rallentamento dal 2012. Nonostante ciò l’interscambio commerciale ha continuato a espandersi in modo significativo generando un surplus di 2,9 miliardi USD, rispetto al deficit di 3.55 miliardi di USD registrato l’anno precedente. Tale risultato é stato ottenuto nonostante condizioni interne ed internazionali non del tutto favorevoli, soprattutto per quanto riguarda le coltivazioni tradizionali (colpite da condizioni climatiche sfavorevoli) e dall’andamento dei prezzi sui mercati internazionali di alcuni prodotti (dal petrolio al caffé) che figurano tra le principali voci dell’export vietnamita. L’espansione dell’interscambio appare confermare che la crescita economica é sostenuta da una domanda interna in continua espansione e da una produzione industriale fortemente “export oriented”.
La ripartizione geografica e la composizione merceologica dell’interscambio non si discostano dalle tendenze riscontrate negli anni precedenti.
Il principale partner commerciale risulta sempre la Cina con una quota del 21,07% sull’interscambio globale (primo fornitore e secondo cliente). Il deficit vietnamita nei confronti del vicino settentrionale é di quasi 28 miliardi di USD, ma per la prima volta dopo due decenni esso diminuisce.
Al secondo posto figurano gli Stati Uniti (primo cliente e sesto fornitore) con una quota del 13,83% sull’interscambio globale ed un saldo favorevole per il Vietnam di quasi 30 miliardi USD.
L’interscambio con l’Unione Europea (28 Paesi) supera i 45 miliardi di USD facendo dell’Unione Europea di fatto il terzo partner commerciale. La quota UE sul totale dell’interscambio é del 13,21%.
I principali prodotti esportati sono telefoni e componenti, seguiti dai prodotti tessili, computer e altri prodotti informatici, macchinari ed attrezzature, calzature e prodotti ittici.
Le importazioni vietnamite sono costituite prevalentemente da macchinari e attrezzature, seguiti da computers e componenti informatiche e telefoni e parti.

 

ITALIA-VIETNAM. I RAPPORTI E LE PROSPETTIVE


Le opportunità
Il Vietnam offre interessanti OPPORTUNITA’, grazie al profilo industrale fondato sulle PMI, alla sua attrattiva in tema d’investimenti esteri, alla disponibilità di una manodopera giovane a basso costo e qualificata, così come alla partecipazione alla rete di accordi di libero scambio.
La struttura industriale vietnamita é costituita al 96% da PMI determinate ad acquisire prodotti, macchinari, tecnologia e modelli di sviluppo qualificati, al fine di poter inserirsi con successo nella supply chain dei grandi investimenti internazionali e poter concretamente beneficiare dei vantaggi offerti dalla fitta rete di FTAs. Significative prospettive sono inoltre assicurate dal sostenuto impulso dei processi di liberalizzazione e incentivazione degli investimenti, dagli ambiziosi obiettivi in più settori (infrastrutture, energia, meccanizzazione agricola, biomedicale, turismo) e dall’espansione di una classe media più facoltosa e particolarmente sensibile al richiamo esercitato dai prodotti del “Made in Italy” (gastronomia, arredamento, design e moda).
Infine, le previste liberalizzazione tariffarie offerte dalla conclusione degli Accordi di Libero Scambio si riflettono non solo nelle potenzialità delle esportazioni verso il Vietnam (Accordo EU-Vietnam FTA), ma anche in quelle di produzione ed esportazione sui mercati del sud-est asiatico in particolare e su quello mondiale, grazie al profilo di hub del Vietnam e agli Accordi TPP, ASEAN, Corea e e Unione Euroasiatica.
In particolare, gli elementi più qualificanti dell’EU-Vietnam FTA sono: liberalizzazione tariffaria al 99% (con condizioni particolarmente interessanti per le aziende europee nei settori degli alcolici, automotive, macchinari, pellame e arredamento); tutela della proprietà intellettuale e delle indicazioni geografiche; predisposizione di un set di misure tese a offrire alle aziende europee un level playing field per le esportazioni e gli investimenti (previsioni NTB, consistente ventaglio di settori aperto alle imprese UE nel campo dei servizi, investimenti, appalti, disciplina dei sussidi delle Imprese di Stato).


L’interscambio e gli investimenti
L’INTERSCAMBIO totale italo-vietnamita è in continua crescita. Tra il 2006 e il 2016 é decuplicato e nel 2016 ha registrato un incremento del 6,83% su base annua, superando i 4 miliardi di Euro. Il Vietnam è oggi il nostro primo partner commerciale tra i paesi ASEAN. In ambito UE, l’Italia si attesta quale quinto partner commerciale per il Vietnam per interscambio complessivo, terzo esportatore dopo Germania, Paesi Bassi e Francia e quinto importatore.
Il saldo della bilancia commerciale, a nostro sfavore (in linea con un trend di disavanzo comune a tutti i partner commerciali UE - inclusa la Germania - ed extra UE - con la sola esclusione di Cina e Corea), è stato pari a -2,0 mln € (+25,0%). Le esportazioni si sono attestate a circa 1,0 mln € (-4,3%) e le importazioni un totale di circa 3,0 mln € (+11,7%).
La principale voce delle esportazioni italiane e’ rappresentata da macchinari e apparecchiature. Tale voce costituisce il 36% delle esportazioni totali ed é seguita da pelletterie (17,44%), prodotti chimico-farmaceutici (10,50%), tessili (7,22%) e prodotti alimentari (6,24%). I dati ISTAT,evidenziano una notevole crescita nei settori bevande (+55,5% ed una quota dello 0,81%), mobili (+80,2% con una quota dell’1,95%) e autoveicoli (+159,8% con una quota dello 0,86%), in linea con l’espansione del reddito della classe media e con il tradizionale richiamo esercitato dal Made in Italy.
Le importazioni italiane sono costituite prevalentemente da computer e prodotti elettronici (47,38%), seguiti dagli articoli in pelle (14%), dai prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicoltura (9,38%), dagli articoli per l’abbigliamento (6,49%) e dai prodotti alimentari (4,47%).
Le esportazioni italiane sono lievemente diminuite rispetto al 2015 (-4,27%), mentre le importazioni hanno proseguito il tradizionale percorso di crescita (+11,67%).
Per quanto concerne i nostri INVESTIMENTI, essi sono triplicati tra il 2008 e il 2013, raggiungendo ed a settembre 2016 il valore di oltre 360 mln $, con 78 progetti, concentrati prevalentemente nel settore manifatturiero (quasi il 90%).
Le maggiori aziende presenti hanno tutte incrementato il proprio investimento iniziale, confermando e rilanciando così la scelta di puntare sul Paese, sulle sue prospettive e sulle sue credenziali di piattaforma produttiva e hub regionale.Sono circa cinquanta le aziende italiane presenti nel Paese, di cui 33 sotto forma di IDE/joint ventures e 18 quali uffici di rappresentanza (dati ICE).


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